L’onnipresenza genitoriale

di Cinzia Bossi

Affrontare problematiche nel mondo della scuola è la ragione per cui ho deciso di diventare un insegnante. Il superamento di queste ci permette di avere bambini più vivi, bambini più sani, bambini più svegli. In definitiva una migliore società futura.

Ci sono a volte alcune problematiche che sono più complesse e maggiormente difficoltose da risolvere. Queste perché il soggetto non è il bambino, ma il genitore. Approfitto di questo utile blog per esporle. 

Chiameremo questo genitore l’onnipresente. Nel libro del dottor Daniele Novara lo descrive con un aneddoto simpatico1 dove la mamma in un ristorante taglia alla figlia di unici anni la cotoletta prima che questa atterri sulla tavola. L’onnipresente malcomprende la protezione con il soffocamento delle abilità che il bambino può sviluppare solo attraverso il vivere e sbagliare. Se vediamo quante volte l’acrobata si esercita, sbagliando e cadendo al fine di arrivare alla perfezione ci rendiamo conto che l’apprendimento passa attraverso l’errore e che è compito del tutore didattico presentarlo nel suo corretto gradiente di difficoltà. Un bambino impara attraverso la prova e la competenza dimostrata dopo aver sbagliato. 

Il genitore onnipresente è invece preoccupato in modo eccessivo della salute, della protezione, delle brutte figure, creando uno scudo che inibisce al bambino la vita. La vita ha predisposto una velocità di guarigione delle   ginocchia sbucciate forse proprio perché sono indispensabili per andare bene in bicicletta, per giocare a pallone e per fare tante cose divertenti.

Restargli accanto e seguirlo nella vita o stargli davanti come un bodyguard soffocante, sono due concetti opposti. Il primo ti permette di intervenire e assistere quando necessario, il secondo inibisce la capacità del bambino di affermare delle abilità.

Arriviamo – sembra assurdo ma succede – a genitori che fanno compiti al posto del figlio per non fargli fare brutta figura non permettendo all’insegnante di intervenire e ponendo nel mondo del bambino il concetto che a scuola apparire sia più importante dell’effettivo apprendere.

Restare accanto al bambino è un istinto primordiale che io in qualità di genitore ho condiviso e l’obiettivo era quello di porre il mio ragazzo in grado di camminare con le proprie gambe.

Se il mare è la vita ed il fiume il ragazzo, noi siamo gli argini che lo guidano e non le dighe che lo trattengono.

  1. La cotoletta nanosencondo, dal libro Dalla parte dei genitori, edito da Franco Angeli nella serie Le Comete. 
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