Il potente tocco della gentilezza.

di Michela Cancelliere

Questo argomento è molto delicato e non voglio assolutamente far sentire nessuno sbagliato, né un cattivo genitore: a volte ho incontrato genitori disperati perché per tutto il giorno correvano appresso al figlio/a, che scappava a destra e a manca come fosse una pallina magica, toccava qualsiasi cosa, dava fastidio ai bambini al parco portando via giochi o spingendoli o a volte abbracciandoli con troppa forza. Probabilmente sarà capitato anche a voi di avere un’amica o una parente che lamentavano questo comportamento dei nostri piccoli eroi.

Spesso li vedevamo, nella loro disperazione, chiedere un consiglio o una consolazione lamentandosi del figlio con altri genitori purtroppo in presenza del piccolo colpevole.

Sembrava che la ruota della fortuna avesse saltato il chiodo e fosse proseguita, lasciando un bambino che, così è e così me lo tengo, fino alla sua età adulta dove si spera metta coscienza.

Però questo atteggiamento, tutte le richieste di “comprensione” da parte di altri non risolvono il problema, e forse lo complicano.

Come già scritto ho una lunga esperienza nella mia vita di Nunny o bambinaia, con al mio attivo decine e decine di bambini che ora cresciuti mi adorano e mi chiamano per i loro figli.

Tornando al genitore sopra vi spiego, dalla mia esperienza, quello che sta accadendo: questo bambino (o bambina e i casi non sono rari) viene costantemente fermato: non fare questo, non toccare quello, non correre, non saltare e via discorrendo ed ogni volta che fa qualcosa che non deve fare, oltre al rimprovero riceve uno scappellotto.

Un bambino è come una carta tornasole che rispecchia ciò in cui vive.

Noi genitori siamo l’esempio per i nostri figli e se noi usiamo modi poco gentilì con loro o anche maneschi, loro assumono che quello è il modo di fare.

La soluzione ad una tale situazione è quella di permettere al bambino di muoversi secondo le sue esigenze di età in ambienti sicuri, dove voi genitori non siate preoccupati. Insegnargli ad arrampicarsi così che impari il controllo del proprio corpo potrebbe procurarvi più ore di calma di qualsiasi sfuriata, minaccia od altro. Lui ha bisogno che l’adulto, o chi si occupa di lui, gli spieghi con gentilezza , come giocare con gli altri e come trattarli facendo degli esempi in cui non venga imposto un modo di comportarsi, e magari con reali azioni: “vieni, vuoi il giocattolo di quel bambino, prova a portargliene uno tuo e vediamo se te lo dà”.

Rimane inteso che questo tipo di comportamento di rispetto e buon vivere deve mostrarglielo soprattutto l’adulto facendolo lui per primo nel suo vivere con il bambino e con altri.

Vecchi di paese direbbero che si raccoglie ciò che si semina, ma non voglio mostrare questo lato della medaglia. Si può guardare la cosa diversamente e pensare: “Se i bambini copiano dagli adulti posso avere un bambino gentile. Molto dipende da me”.

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