Gioco ed apprendimento.

I primi vegetali si formarono nei mari: le alghe. Con il tempo alcune specie si adattarono all’ambiente terreste e diedero origine alle prime piante: i muschi e le felci. Tutto questo avvenne circa 400 milioni di anni fa. 

Questo era il principio del testo che Giulia doveva studiare dal titolo “La vita esce dall’acqua. Era un testo relativamente semplice, ma potrebbe esserlo per una persona istruita e con informazioni già conosciute sulle tappe evolutive della terra.

In ogni caso Giulia leggeva spedita il suo testo, ma la mia attenzione viaggiava oltre. Questo fluire nel leggere le parole  del testo era accompagnato dalla compresione dei concetti sebbene semplici?  Aveva realtà di quello che leggeva?

È possible che,  arrivati ad un punto di buona dimestichezza con la lettura, il bambino legga in modo spedito, ma non riesca comprendere quello che legge. Tante parole che ha sentito sono conosciute in termini di suoni ma non sono accompagnati dalla realtà di cosa queste parole significhino.

Io volevo assicurarmi che Giula potesse avere una comprensione di quello che leggeva perché non dimentichiamo, noi stiamo puntando ad un furturo uomo libero in grado di apprendere e comprendere. Volevo che avesse una realtà tale sulla quale potesse metterci dati futuri che si trovano nelle pagine successive del libro. Come fare a spingere Giulia e mostrarmi la sua comprensione senza incorrere in “offese” da parte sua alla mia richiesta?

Ho trovato un sistema, o meglio una sorta di gioco creativo che ha dato più frutti di quello che io mi aspettassi. Con del pongo colorato ho chiesto a Giulia di riprodurre quello che comprendeva. Siccome i dati studiati erano anche dati poco familiari (un fatto successo 400 milioni di anni fa), far creare lo scenario e quello che veniva descritto nel libro non mi permetteva solo di testare quello che mia nipote aveva capito, ma permetteva anche a lei di riordinare le idee che aveva appena appreso.

creazione della lezione in pongo realizzata da Giulia

Come si può vedere nella foto, le varie forme che non necessariamente devono aderire ad uno stantard artistico, erano fissate in seguito con delle etichette e Giulia in breve aveva creato la nozione appena appresa.

Nello studio la mancanza di realtà è un problema che ogni buon insegnante conosce, ma a differenza di filmati, il pongo (o in alternativa la plastilina che all’interno di una classe durerebbe nel tempo) permette al bambino di creare ciò che ha compreso. Il filmato è ancora un flusso entrante aggiunto alle informazioni, e sebbene possa spiegare meglio quello che viene descritto con le parole (lo vediamo con l’esplosione dei tutor su youtube) non permette al bambino di creare.

Con il pongo o qualsiasi materiale plasmabile, il bambino passa a creare quello che sta apprendendo e nello stesso istante  dà la possibilità al suo tutore/insegnante di verificare che la corretta comprensione sia presente. Si tratta di avere il piccolo in un punto causa, creazione, piuttosto che in un punto effettocome accade quando lo si pone davanti ad un emettitore di immagini.

La soluzione trovata l’ho presa in prestito da altri di cui sotto trovate i riferimenti [1,2 ]. L’ho trovata particolarmente pratica. In aggiunta tutta la seduta si è mantenuta su un livello di gioco per Giulia, gioco che vi ricordo è di ottimo supporto alla didattica. [ 3 ]

[ 1 ] https://www.scientologycourses.org/tools-for-life/study/steps/remedying-the-first-barrier-to-study.html

[ 2 ] https://www.usn.no/english/academics/find-programmes/clay-art-and-design/

[ 3 ] https://www.ioglirestoaccanto.it/gioco-apprendimento/